Stagione Caravaggio · Puntata 5/10
Serie: Caravaggio. Luce, sangue e tenebre

Puntata 5 · Il segreto della luce

Una stanza. Pochi oggetti. Un uomo davanti a una tela. E qualcuno che posa per lui. Poi la luce. Entra da una direzione precisa. Colpisce.

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Una stanza.

Pochi oggetti.

Un uomo davanti a una tela.

E qualcuno che posa per lui.

Poi…

la luce.

Entra da una direzione precisa.

Colpisce un volto.

Una mano.

Una spalla.

Il resto può rimanere nell'ombra.

Siamo nello studio di Caravaggio.

O almeno…

è così che possiamo provare a immaginarlo.

Perché Michelangelo Merisi non ci ha lasciato un manuale.

Non ha scritto un trattato sulla propria pittura.

Non ha spiegato come costruiva le sue scene.

E soprattutto non possediamo un grande corpus di disegni preparatori
capace di mostrarci, passo dopo passo, la nascita dei suoi dipinti.

Per secoli abbiamo quindi osservato il risultato.

Oggi, però, possiamo guardare anche sotto la superficie.

Radiografie.

Riflettografie.

Analisi dei pigmenti.

Indagini scientifiche.

Restauri.

La tecnologia ha permesso di entrare dentro i quadri di Caravaggio.

E sotto il colore sono riemersi i segni del suo lavoro.

Incisioni.

Piccoli segni tracciati sulla preparazione della tela.

Linee.

Punti di riferimento.

Indicazioni utilizzate per fissare la posizione di un corpo, di una
testa, di un braccio.

Caravaggio sta costruendo la scena.

Non necessariamente attraverso un elaborato disegno preparatorio
trasferito sulla tela.

Il suo procedimento appare molto più diretto.

Prepara la superficie.

Dispone i modelli.

Stabilisce le posizioni.

Segna alcuni punti.

Poi dipinge.

E questo spiega una caratteristica straordinaria delle sue opere.

I personaggi non sembrano semplicemente rappresentati.

Sembrano presenti.

Pensiamo alla Vocazione di San Matteo.

Un tavolo.

Cinque uomini.

Cristo entra da destra.

Una mano indica.

La luce attraversa la stanza.

Ogni elemento sembra occupare uno spazio reale.

Oppure all'Incredulità di San Tommaso.

Quattro teste vicinissime.

Tre apostoli si piegano.

Cristo guida la mano di Tommaso verso la ferita.

È quasi impossibile guardare il quadro senza avere la sensazione di
essere lì.

Caravaggio non dipinge soltanto persone.

Costruisce scene.

E la luce è parte della regia.

Non serve soltanto a illuminare.

Decide cosa dobbiamo vedere.

Un volto emerge.

Una mano compare.

Un corpo viene attraversato.

Il resto scompare.

Il buio elimina ciò che non serve.

La luce racconta ciò che rimane.

È per questo che davanti a molti quadri di Caravaggio il nostro sguardo
sembra guidato.

Non siamo completamente liberi di decidere dove guardare.

È lui che ci conduce.

Con la luce.

Ed è qui che nasce uno dei grandi equivoci.

Spesso si parla di Caravaggio come dell'inventore del chiaroscuro.

Non è così.

L'uso del contrasto tra luce e ombra esisteva molto prima di lui.

Leonardo aveva studiato luce e ombra.

Altri pittori avevano utilizzato forti contrasti.

La rivoluzione di Caravaggio è un'altra.

Porta quel contrasto a una potenza narrativa nuova.

La luce diventa evento.

Nella Vocazione di San Matteo entra insieme a Cristo.

Nella Conversione di San Paolo investe il corpo caduto a terra.

Nella Cena in Emmaus modella i volti, le mani, il pane, la tavola.

La luce non descrive semplicemente una scena.

La fa accadere.

Ma proprio il realismo impressionante dei suoi quadri ha fatto nascere,
nel tempo, un'altra ipotesi.

Una delle più affascinanti.

Caravaggio potrebbe aver utilizzato strumenti ottici.

Specchi.

Lenti.

Una camera oscura.

Il principio della camera oscura era conosciuto.

La luce entra attraverso una piccola apertura in un ambiente buio e
proietta sulla superficie opposta l'immagine proveniente dall'esterno.

Un'immagine reale.

Capovolta.

Una sorta di antenata lontana della macchina fotografica.

Alcuni studiosi hanno proposto che Caravaggio potesse servirsi di
sistemi simili per proiettare i modelli e costruire alcune composizioni.

La studiosa Roberta Lapucci ha spinto questa interpretazione ancora più
avanti, ipotizzando l'impiego di specchi, sostanze fotosensibili e
procedimenti ottici estremamente sofisticati.

È un'ipotesi affascinante.

Ma rimane discussa.

Non possediamo un documento nel quale Caravaggio dichiari di utilizzare
una camera oscura.

E diversi studiosi ritengono insufficienti le prove per ricostruire un
procedimento così preciso.

Ciò che invece le analisi delle opere ci mostrano è molto concreto.

Incisioni.

Preparazioni scure.

Correzioni eseguite mentre dipinge.

Segni utilizzati per costruire direttamente le figure.

E poi ci sono i pentimenti.

Caravaggio cambia idea.

Sposta.

Corregge.

Modifica.

Questo è importante.

Perché dietro un capolavoro che oggi ci appare inevitabile esiste un
artista che prende decisioni mentre lavora.

Il quadro non nasce perfetto.

Nasce attraverso scelte.

Una mano funziona meglio più in alto.

Una figura deve cambiare posizione.

Un dettaglio viene eliminato.

La composizione cresce sulla tela.

E il buio aiuta.

Le preparazioni scure permettono a Caravaggio di costruire le figure
facendo emergere progressivamente le zone illuminate.

È quasi il procedimento opposto a quello che immaginiamo quando pensiamo
alla pittura.

Non parte necessariamente dalla luce per aggiungere l'ombra.

Fa emergere la luce dal buio.

Ed è forse questa l'immagine più bella per comprendere la sua pittura.

Prima…

c'è l'oscurità.

Poi appare un volto.

Una mano.

Un pezzo di stoffa.

Un corpo.

La luce non illumina tutto.

Sceglie.

E Caravaggio sceglie insieme a lei.

Quattro secoli dopo utilizziamo radiografie, infrarossi e microscopi per
capire come lavorasse.

E più entriamo dentro i suoi quadri, più scopriamo qualcosa di
sorprendentemente concreto.

Dietro quella pittura che sembra quasi miracolosa…

ci sono materia, preparazione, esperienza, errori, correzioni, modelli,
gesti.

E un uomo che osserva.

Un uomo che conosce perfettamente il buio.

Non soltanto quello delle sue tele.

Perché mentre la pittura di Caravaggio raggiunge il successo, fuori
dallo studio la sua vita sta diventando sempre più difficile.

Denunce.

Armi.

Osterie.

Risse.

Ferite.

Processi.

E poi arriva una sera.

28 maggio 1606.

Un combattimento.

Una lama.

Un uomo a terra.

Il sangue.

Da quella notte…

Caravaggio non sarà mai più libero.

Dove si trova Roma, bottega di Caravaggio

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