Puntata 6 · Sangue a Roma — L'omicidio che cambiò tutto
28 maggio 1606. Roma. Caravaggio ha trentaquattro anni. È famoso. I suoi quadri sono nelle chiese e nei palazzi. Cardinali e nobili conoscono il suo nome. E poi arriva la notte.
Ascolta l'episodio
Spreaker · Spotify · Apple Podcasts · Amazon Music
28 maggio 1606.
Roma.
Caravaggio ha trentaquattro anni.
È famoso.
I suoi quadri sono nelle chiese e nei palazzi.
Cardinali e nobili conoscono il suo nome.
Altri pittori cominciano a imitarlo.
Michelangelo Merisi ha conquistato Roma.
Quella sera…
la perderà per sempre.
Per comprendere ciò che accade bisogna dimenticare per un momento il
pittore davanti alla tela.
Perché fuori dallo studio esiste un altro Caravaggio.
Un uomo impulsivo.
Orgoglioso.
Abituato a girare armato.
E soprattutto perfettamente immerso nella Roma violenta del suo tempo.
I documenti giudiziari lo conoscono bene.
Nel 1600 viene denunciato per un'aggressione.
Nel 1603 finisce in carcere dopo una querela per diffamazione presentata
dal pittore Giovanni Baglione.
Nel 1604 viene arrestato dopo aver scagliato un piatto di carciofi
contro un garzone d'osteria.
Nello stesso anno viene fermato perché porta una spada e un pugnale
senza la necessaria autorizzazione.
Nel 1605 ferisce il notaio Mariano Pasqualone.
Poi rompe una finestra lanciando pietre contro la casa della propria
affittacamere.
La violenza non compare improvvisamente nella vita di Caravaggio il 28
maggio 1606.
È già lì.
E quella Roma, del resto, non è una città pacifica.
Le armi circolano.
L'onore si difende.
Le rivalità personali possono trasformarsi in scontri.
Le osterie, il gioco e le strade sono luoghi nei quali una provocazione
può avere conseguenze enormi.
Caravaggio appartiene completamente a quel mondo.
Poi arriva il 28 maggio.
Quella sera Michelangelo Merisi incontra Ranuccio Tomassoni.
Tomassoni non è uno sconosciuto.
Appartiene a una famiglia influente.
È un uomo inserito negli ambienti della Roma del tempo.
Tra lui e Caravaggio esistono tensioni.
Per molto tempo l'episodio è stato raccontato in modo semplice:
una partita di pallacorda.
Una discussione.
Una lite.
Un duello.
Un morto.
Ma la realtà potrebbe essere stata molto più complessa.
La pallacorda era un gioco molto diffuso.
Un antenato lontano del tennis.
Si giocava con una palla e potevano esserci scommesse.
Secondo una delle ricostruzioni tradizionali, proprio una disputa nata
durante una partita avrebbe acceso lo scontro.
Altre fonti e interpretazioni hanno collegato la rivalità a questioni
personali, debiti, donne, reputazione.
Ciò che emerge con maggiore chiarezza è che quella sera non si
affrontano semplicemente due uomini soli.
Ci sono due gruppi.
Caravaggio non è solo.
Tomassoni non è solo.
Gli uomini sono armati.
Lo scontro comincia.
Spade.
Urla.
Corpi che si affrontano.
Nel combattimento vengono ferite più persone.
Anche Caravaggio viene colpito.
Poi la sua lama raggiunge Ranuccio Tomassoni.
La ferita è grave.
Terribile.
Colpisce la zona della coscia e dell'inguine.
Viene recisa un'arteria.
Ranuccio perde sangue.
Troppo sangue.
Muore.
In pochi istanti tutto ciò che Caravaggio ha costruito a Roma crolla.
Un uomo è morto.
Michelangelo Merisi è responsabile della sua morte.
Ma attorno alla ferita di Tomassoni nascerà, secoli dopo, un'altra
interpretazione.
Lo storico dell'arte Andrew Graham-Dixon ha proposto che Caravaggio
potesse aver tentato di colpire deliberatamente l'avversario ai
genitali, secondo una forma di violenza legata all'onore, e che
l'uccisione fosse stata l'esito non previsto di quel gesto.
È una ricostruzione.
Non una certezza.
La certezza è il corpo di Ranuccio Tomassoni rimasto a terra.
E la conseguenza per Caravaggio è devastante.
Su Michelangelo Merisi cade il bando capitale.
Non è una semplice condanna al carcere.
Caravaggio diventa un uomo bandito dallo Stato Pontificio.
Una condanna che lo espone alla morte.
La fama non può proteggerlo.
I suoi committenti non possono cancellare ciò che è accaduto.
Roma, la città che gli aveva dato tutto, diventa improvvisamente il
luogo dal quale deve fuggire.
Caravaggio scompare.
Lascia la città.
Trova inizialmente protezione nei territori legati alla potente famiglia
Colonna.
Poi si dirige verso sud.
Dietro di lui rimane Roma.
San Luigi dei Francesi.
Santa Maria del Popolo.
Sant'Agostino.
I palazzi dei suoi protettori.
Le osterie.
Gli amici.
Le strade nelle quali aveva trovato i volti dei suoi santi.
Non tornerà mai più.
Questo è il vero confine nella vita di Caravaggio.
Esiste un Caravaggio prima del 28 maggio 1606.
E ne esiste un altro dopo.
Prima è un artista inquieto che può permettersi di essere violento
perché possiede protezioni, successo e relazioni.
Dopo è un fuggitivo.
E qualcosa comincia a cambiare anche nella pittura.
I grandi spazi diventano più vuoti.
I colori progressivamente più ridotti.
Le figure sembrano inghiottite dall'oscurità.
La pennellata diventa più rapida.
Il sangue ritorna.
Ma ora Caravaggio conosce il sangue in un modo diverso.
Non è più soltanto quello di Giuditta e Oloferne.
Non è più il sangue di un martire dipinto sulla tela.
È il sangue di Ranuccio Tomassoni.
È sangue vero.
Da questo momento Michelangelo dipingerà mentre fugge.
Dipingerà per vivere.
Dipingerà per ottenere protezione.
Dipingerà anche mentre cerca disperatamente una strada che possa
riportarlo a Roma.
Perché Caravaggio non smetterà mai di sperare nella grazia.
La sua prima grande destinazione è Napoli.
Una delle città più popolose d'Europa.
Una città rumorosa, ricca, poverissima, religiosa, violenta.
Una città che conosce già la sua fama.
Caravaggio arriva da assassino in fuga.
Napoli lo accoglie come un maestro.
E mentre Roma lo condanna…
Napoli gli consegna un'altra possibilità.
In quella città dipingerà uno dei quadri più incredibili della sua vita.
Sette azioni.
Sette gesti di misericordia.
Una folla compressa in una strada buia.
Corpi che si sovrappongono.
Una luce che cade dall'alto.
Caravaggio è fuggito da Roma.
Ma la sua pittura continua a correre più veloce di lui.
E presto la fuga lo porterà ancora più lontano.
Attraverserà il mare.
Entrerà in uno degli ordini cavallereschi più potenti del Mediterraneo.
Diventerà cavaliere.
Poi finirà in una cella.
E riuscirà a fuggire anche da quella.
Caravaggio è ormai un uomo in fuga.
Se ti capita di visitare i luoghi caravaggeschi, cerca il beacon Civiglio: la stessa storia ti aspetta direttamente sul tuo telefono.