Stagione Caravaggio · Puntata 9/10
Serie: Caravaggio. Luce, sangue e tenebre

Puntata 9 · Caravaggio scomparso — Opere perdute e capolavori contesi

Esistono quadri che possiamo guardare. Esistono quadri che conosciamo soltanto attraverso antichi documenti. Esistono opere distrutte.

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Esistono quadri che possiamo guardare.

Esistono quadri che conosciamo soltanto attraverso antichi documenti.

Esistono opere distrutte.

Opere perdute.

Opere la cui attribuzione continua a dividere gli studiosi.

E poi esiste un Caravaggio che sappiamo essere esistito.

Conosciamo la sua immagine.

Conosciamo le sue dimensioni.

Sappiamo dove si trovava.

[PAUSA 2 SEC.]

Poi, una notte…

è scomparso.

Palermo.

Oratorio di San Lorenzo.

È la notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969.

Sull'altare è collocata una grande tela.

La Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi.

Un'opera attribuita a Caravaggio.

Maria è seduta a terra.

È stanca.

Guarda il bambino.

San Giuseppe volta le spalle allo spettatore.

Intorno ci sono i santi e i pastori.

In alto, un angelo scende verso la scena.

Ancora una volta Caravaggio ha tolto alla nascita di Cristo ogni
distanza.

Poi qualcuno entra nell'oratorio.

Non c'è un sofisticato sistema d'allarme.

Non ci sono telecamere.

Il dipinto è lì.

I ladri lo raggiungono.

La grande tela viene tagliata via dalla cornice.

Portarla fuori non deve essere stato semplice.

È un'opera di quasi tre metri.

Eppure, quando arriva il mattino…

sull'altare non c'è più.

Caravaggio è scomparso.

Comincia una delle più celebri indagini della storia dell'arte italiana.

E quasi immediatamente, attorno al furto, compare un nome.

Mafia.

Negli anni successivi si moltiplicano racconti, confidenze,
testimonianze.

Alcune sembrano condurre dentro gli ambienti di Cosa Nostra.

Ma le versioni non coincidono.

Il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia racconterà di
aver partecipato al furto.

Secondo la sua versione, i ladri avrebbero scoperto soltanto dopo il
colpo l'enorme importanza dell'opera.

Ma gli investigatori arriveranno a dubitare che il quadro da lui
descritto fosse davvero la Natività.

Anni dopo arriveranno altre testimonianze.

Giovanni Brusca.

Salvatore Cangemi.

Gaetano Grado.

Ogni racconto aggiunge un pezzo.

E contemporaneamente rende la storia più confusa.

Una delle versioni più terribili sostiene che il quadro sia stato
nascosto in una stalla e che sia stato divorato da topi e maiali.

Un'altra racconta che sia stato distrutto.

Un'altra ancora lo immagina passato attraverso le mani dei boss e poi
venduto all'estero.

Sono testimonianze e ricostruzioni.

Non sono la prova della sorte definitiva della tela.

Ed è proprio questo il punto.

Nessuno ha mai mostrato i resti della Natività.

Nessuno ha dimostrato definitivamente che sia stata distrutta.

Nel 2017 le indagini della Commissione parlamentare antimafia riportano
nuovamente attenzione sul caso.

La testimonianza di Gaetano Grado apre una pista diversa.

Secondo questa ricostruzione, dopo il furto l'opera sarebbe finita nelle
mani del boss Gaetano Badalamenti.

E successivamente avrebbe potuto lasciare l'Italia attraverso il mercato
clandestino dell'arte.

Il quadro potrebbe quindi essere stato distrutto.

Oppure potrebbe ancora esistere.

Da qualche parte.

La Natività di Palermo è ancora oggi uno dei simboli mondiali dell'arte
rubata.

L'FBI l'ha inserita nella propria lista dei grandi crimini d'arte.

Il suo valore viene indicato nell'ordine di decine di milioni di
dollari.

Ma il valore economico racconta soltanto una parte della perdita.

Perché quando scompare un'opera d'arte non scompare soltanto un oggetto.

Scompare la possibilità di avvicinarsi alla tela.

Di vedere la materia.

Le pennellate.

Le correzioni.

La superficie dipinta dall'artista.

Rimane un'immagine.

Ma manca l'opera.

Nel 2015, nell'Oratorio di San Lorenzo, è stata collocata una
riproduzione digitale ad altissima definizione della Natività.

Oggi possiamo nuovamente vedere quella composizione sull'altare.

Ma non è Caravaggio.

Caravaggio manca ancora.

E la Natività non è l'unica opera del pittore ad avere avuto un destino
drammatico.

Pensiamo al Ritratto di Fillide Melandroni.

Lo abbiamo incontrato nella quarta puntata.

Il quadro arrivò a Berlino.

Durante la Seconda guerra mondiale venne messo al sicuro insieme a molte
altre opere.

Poi, nel 1945, scomparve nella distruzione che travolse il deposito nel
quale era custodito.

Oggi quel volto sopravvive soltanto nelle fotografie.

Altri Caravaggio sono documentati dalle fonti ma risultano perduti.

Di alcuni conosciamo il soggetto.

Di altri abbiamo copie.

E poi esiste un'altra categoria ancora più affascinante.

I Caravaggio che riappaiono.

Un quadro emerge da una collezione privata.

Un'opera viene restaurata.

Un documento viene ritrovato.

Uno studioso riconosce una tecnica, una composizione, un pentimento.

Comincia il confronto.

Caravaggio.

Oppure no.

Attribuire un dipinto a Michelangelo Merisi non significa semplicemente
riconoscere uno stile.

Caravaggio è stato imitato enormemente.

La sua rivoluzione ha generato un'intera costellazione di pittori.

I caravaggisti.

In Italia.

In Francia.

In Spagna.

Nei Paesi Bassi.

La sua luce attraversa l'Europa.

Decine di artisti dipingono fondi scuri, figure illuminate
violentemente, scene popolari, santi con volti reali.

Quattro secoli dopo, distinguere la mano del maestro da quella dei suoi
seguaci può diventare un lavoro difficilissimo.

E una nuova attribuzione cambia tutto.

La storia dell'arte.

La provenienza dell'opera.

Il museo che la possiede.

E naturalmente il suo valore.

Per questo ogni nuovo «Caravaggio» provoca discussioni.

Storici dell'arte.

Restauratori.

Diagnostica.

Radiografie.

Pigmenti.

Documenti.

Provenienze.

Non basta che un quadro assomigli a Caravaggio.

Bisogna dimostrarlo.

Ed è paradossale.

Michelangelo Merisi trascorse gli ultimi anni cercando di non farsi
trovare.

Quattro secoli dopo…

siamo ancora noi a cercarlo.

Dentro una tela rubata.

Dietro una vecchia fotografia.

Sotto gli strati di colore di un quadro attribuito a qualcun altro.

Negli archivi.

Nei laboratori.

Caravaggio continua a scomparire.

E continua a riapparire.

Ma rimane un'ultima scomparsa da raccontare.

La più importante.

Quella di Michelangelo Merisi.

Nel luglio del 1610 Caravaggio lascia Napoli.

Crede che la grazia papale sia vicina.

Porta con sé alcuni dipinti.

Naviga verso Roma.

Poi qualcosa va storto.

Viene fermato.

La barca riparte.

I suoi quadri continuano il viaggio senza di lui.

Michelangelo cerca disperatamente di raggiungerli.

Pochi giorni dopo…

Caravaggio è morto.

Ha trentotto anni.

Non conosciamo con assoluta certezza la causa della morte.

Per secoli non abbiamo saputo neppure dove fossero le sue ossa.

Poi alcuni ricercatori hanno annunciato di averle trovate.

Quattrocento anni dopo.

Rimane l'ultimo viaggio.

Dove si trova Vari luoghi — Palermo, Napoli, Roma

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