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Stagione Napoli · Finale stagione Napoli

Speciale Finale Napoli: Partenope, la sirena che fondò la città

Se qualcuno vi chiedesse chi ha fondato Napoli, pensereste a un re. A un condottiero. A un imperatore. Roma ha Romolo. Napoli ha scelto una sirena.

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Se vi chiedessi chi ha fondato Napoli, probabilmente pensereste a un re.

A un condottiero.

A un imperatore.

È quello che accade quasi sempre nella storia.

Le grandi città nascono nel nome di uomini potenti.

Roma ha Romolo.

Alessandria ha Alessandro Magno.

Costantinopoli ha Costantino.

Napoli no.

Napoli ha scelto una sirena.

E già questo dovrebbe farci capire che questa città è diversa da tutte
le altre.

Adesso immaginate di essere qui.

Sul lungomare.

Davanti al Castel dell'Ovo.

Il sole sta scendendo lentamente dietro Posillipo.

Il mare è immobile.

Le barche sembrano sospese sull'acqua.

Un pescatore anziano osserva l'orizzonte.

Poi indica il golfo e dice:

"Sapite pecché Napule è diversa?"

Sapete perché Napoli è diversa?

Sorride.

Si toglie il cappello.

E aggiunge:

"Pecché è nata da 'na storia d'ammore fernuta male."

Perché è nata da una storia d'amore finita male.

Ed è forse la definizione più bella che sia mai stata data a questa
città.

Perché la storia di Partenope è proprio questo.

Una storia d'amore.

Di desiderio.

Di bellezza.

E di dolore.

Molto tempo fa, quando gli uomini spiegavano il mondo attraverso i miti,
il mare era abitato da creature straordinarie.

Tra queste c'erano le sirene.

Ma dimenticate le immagini delle favole moderne.

Le sirene dell'antichità erano misteriose.

Affascinanti.

Pericolose.

Non conquistavano con la forza.

Conquistavano con la voce.

Cantavano.

E chiunque ascoltasse quel canto perdeva ogni difesa.

I marinai dimenticavano la rotta.

Dimenticavano la prudenza.

Dimenticavano perfino sé stessi.

Seguivano quella voce fino agli scogli.

Fino alla rovina.

Tra tutte le sirene ce n'era una che possedeva il canto più bello.

Partenope.

Nessuno le aveva mai resistito.

Nessuno.

Finché un giorno il destino non le mise davanti un uomo chiamato Ulisse.

L'eroe più astuto del mondo antico.

Quando la sua nave attraversò il mare delle sirene, Partenope fece ciò
che aveva sempre fatto.

Cantò.

Cantò come non aveva mai cantato prima.

Cantò con tutta la sua anima.

Con tutta la sua bellezza.

Con tutta la sua forza.

Ma quella volta accadde qualcosa che non era mai accaduto.

Ulisse ascoltò.

E resistette.

Il suo cuore vacillò.

La sua mente vacillò.

Ma resistette.

La nave continuò il suo viaggio.

E il canto della sirena rimase solo.

Immaginate quel momento.

Per la prima volta il dono più grande di Partenope non bastava.

Per la prima volta la sua voce non riusciva a raggiungere qualcuno.

Per la prima volta sperimentava la sconfitta.

E forse anche la solitudine.

La leggenda racconta che il dolore fu così grande da spezzarle il cuore.

Partenope si lasciò cadere nelle onde.

Il mare accolse il suo corpo.

E iniziò un viaggio straordinario.

Le correnti la trasportarono attraverso il Mediterraneo.

Tra cieli limpidi e tempeste.

Tra notti stellate e giorni di vento.

Fino a quando il suo corpo raggiunse un luogo meraviglioso.

Un golfo dominato da un vulcano.

Una costa luminosa.

Un tratto di mare così bello da sembrare creato dagli dèi.

Era il Golfo di Napoli.

Secondo la tradizione il corpo della sirena approdò sull'isolotto di
Megaride.

Proprio dove oggi sorge il Castel dell'Ovo.

E qui la leggenda compie qualcosa di straordinario.

Perché non finisce.

Comincia.

Gli abitanti di quelle coste videro in quell'approdo un segno.

Un dono.

Un messaggio.

E decisero di dare il nome della sirena al loro insediamento.

Partenope.

Fu il primo nome della città.

Molto prima che arrivasse Neapolis.

Molto prima dei castelli.

Molto prima delle chiese.

Molto prima dei vicoli.

Napoli nasce così.

Non da una vittoria.

Non da una conquista.

Ma da una storia.

Ed è una differenza enorme.

Perché forse nessuna città al mondo assomiglia al proprio mito fondatore
quanto Napoli.

Pensateci.

Partenope era bella.

Napoli è bella.

Partenope era seducente.

Napoli seduce chiunque la incontri.

Partenope era impossibile da dimenticare.

E chi visita Napoli, quasi sempre, porta con sé un pezzo di questa città
per tutta la vita.

Ma c'è qualcosa di ancora più profondo.

Partenope trasformò una sconfitta in eternità.

Napoli ha sempre fatto la stessa cosa.

Ha trasformato il dolore in musica.

La malinconia in poesia.

Le difficoltà in creatività.

Le ferite in bellezza.

È come se la città avesse ereditato il carattere della sua sirena.

Ed è forse per questo che ancora oggi i napoletani si definiscono
partenopei.

Non è un semplice aggettivo.

È una dichiarazione d'appartenenza.

È il ricordo di una storia che continua a vivere.

Quando passeggiate sul lungomare nelle sere d'estate e guardate Castel
dell'Ovo riflettersi nell'acqua, provate a fermarvi per un istante.

Ascoltate.

Non il traffico.

Non le voci.

Ascoltate il mare.

Perché ogni leggenda custodisce una verità.

E quella di Partenope ci racconta che Napoli non è nata soltanto da
pietre e mura.

È nata da un'emozione.

Da un desiderio.

Da un sogno.

Forse Partenope non è morta quando il suo corpo raggiunse queste coste.

Forse è morta soltanto la sirena.

Perché da quel giorno nacque qualcosa di molto più grande.

Nacque una città capace di innamorarsi di tutto.

Del mare.

Della musica.

Della vita.

Persino del dolore.

E se oggi Napoli continua ad affascinare il mondo, forse è perché il
canto di Partenope non si è mai fermato.

Ha semplicemente cambiato voce.

Oggi quel canto è Napoli.

Dove si trova Castel dell'Ovo, Napoli

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