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Stagione Roma · Speciale

Speciale · Quartiere Coppedè, dove Roma smette di essere Roma

A Roma ci sono luoghi che tutti si aspettano di trovare: le rovine dell'Impero, le grandi basiliche, le piazze barocche. E poi c'è il Coppedè.

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Quartiere Coppedè – Il luogo dove Roma smette di essere Roma

A Roma ci sono luoghi che tutti si aspettano di trovare.

Le rovine dell'Impero, le grandi piazze barocche, le fontane
monumentali, le cupole che disegnano il profilo della città.

E poi c'è un angolo di Roma che sembra appartenere a un'altra
dimensione.

Un luogo dove convivono castelli medievali, palazzi liberty, torri
gotiche, decorazioni rinascimentali, simboli esoterici e creature
fantastiche.

Benvenuti nel Quartiere Coppedè.

Più che un quartiere, è un sogno costruito in pietra.

O, forse, una favola.

La sua storia è sorprendentemente recente.

Non nasce nell'antica Roma, né nel Rinascimento o nel Barocco.

Nasce all'inizio del Novecento.

L'Italia è un paese giovane, la capitale si sta espandendo e la
borghesia romana desidera nuovi quartieri eleganti e moderni.

È in questo momento che entra in scena un architetto straordinario: Gino
Coppedè.

Fiorentino, visionario e anticonformista, Coppedè riceve l'incarico di
progettare un nuovo complesso residenziale nel quartiere Trieste.

Ma ciò che realizza va ben oltre un semplice progetto urbanistico.

Decide di creare un luogo unico, un insieme di edifici che sembrano
usciti da un libro di fiabe.

I lavori iniziano nel 1915 e proseguono per oltre un decennio.

Gino Coppedè, però, non riuscirà a vedere completata la sua opera.

Morirà nel 1927.

Saranno altri architetti a portare a termine il suo progetto,
rispettando però il suo straordinario disegno.

Il Quartiere Coppedè è composto da diciotto palazzi e ventisette
edifici, ma la cosa più sorprendente è che non esistono due facciate
uguali.

Ogni angolo riserva una sorpresa.

Ogni edificio racconta una storia.

Qui lo stile Liberty si mescola al Medioevo.

Il Barocco incontra l'Art Nouveau.

L'antica Grecia dialoga con il Rinascimento.

E tutto sembra convivere in un equilibrio quasi magico.

L'ingresso stesso al quartiere è un piccolo spettacolo.

Per entrare bisogna attraversare un grande arco decorato da motivi
floreali e da un enorme lampadario in ferro battuto che pende nel vuoto.

Un lampadario all'aperto.

Già questo dettaglio ci fa capire che siamo entrati in un luogo diverso.

Un luogo in cui le regole dell'architettura sembrano essere state
riscritte.

Il cuore del quartiere è Piazza Mincio.

Al centro si trova una delle fontane più curiose di Roma: la Fontana
delle Rane.

Piccola, elegante e ricca di dettagli, è diventata negli anni uno dei
simboli del quartiere.

Ma anche questa fontana custodisce una storia.

Nel 1965 i quattro componenti dei The Beatles, dopo un concerto a Roma,
decisero di fare un bagno improvvisato proprio qui.

La notizia fece rapidamente il giro della città e da allora la Fontana
delle Rane è entrata anche nella storia della musica.

Passeggiando tra le strade del quartiere ci si imbatte in edifici che
sembrano usciti da un racconto fantastico.

C'è il Palazzo del Ragno, con il grande ragno scolpito sulla facciata.

C'è il Villino delle Fate, probabilmente il più celebre di tutti gli
edifici del quartiere.

Il suo nome sembra già il titolo di una fiaba.

E in effetti il Villino delle Fate appare come un piccolo castello
incantato.

Le sue facciate sono decorate con torrette, logge, mosaici, stemmi,
archi e iscrizioni che celebrano alcune delle antiche città italiane, da
Firenze a Venezia, da Roma a Siena.

Osservandolo da vicino si ha l'impressione che ogni finestra, ogni
balcone e ogni dettaglio nascondano un simbolo o un messaggio.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti del Quartiere
Coppedè.

I simboli.

Molti studiosi e appassionati hanno individuato tra le decorazioni
numerosi richiami all'esoterismo, all'alchimia e alla massoneria.

Aquila, leoni, soli, stelle, figure mitologiche e motivi geometrici
sembrano comparire ovunque.

Non sappiamo quanto di tutto questo sia stato realmente voluto da Gino
Coppedè e quanto, invece, appartenga al fascino e alle interpretazioni
nate nel tempo.

Ma è proprio questo mistero a rendere il quartiere ancora più
affascinante.

Negli anni il Quartiere Coppedè è diventato anche un luogo del cinema.

Le sue atmosfere sospese, i suoi edifici quasi irreali e il suo
carattere misterioso hanno attirato registi e sceneggiatori.

Passeggiando qui, si ha spesso la sensazione di essere sul set di un
film.

O dentro le pagine di un romanzo fantastico.

Ed è forse questa la sua magia.

A Roma ogni pietra racconta il passato.

Il Quartiere Coppedè, invece, sembra raccontare l'immaginazione.

Non celebra imperatori.

Non ricorda battaglie.

Non custodisce grandi rovine.

Custodisce un'idea.

Quella di un architetto che ebbe il coraggio di costruire un luogo in
cui tutto potesse convivere: il sogno e la realtà, la storia e la
fantasia, l'arte e il mistero.

E quando lascerete queste strade e tornerete nella Roma dei grandi
monumenti e delle antiche rovine, forse avrete la sensazione di aver
visitato un'altra città.

Una Roma segreta.

Una Roma inattesa.

Una Roma che, per qualche isolato, ha deciso di trasformarsi in una
favola.

Dove si trova Piazza Mincio, Roma

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