Puntata 1 · Il bambino atteso — Nascita di Francesco a Paola
A Paola, quando il mare si ritira nel silenzio della sera, sembra ancora di sentire un passo lento salire verso la montagna. Non è il passo di un re, non è il passo di un guerriero. È il passo di un ragazzo.
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A Paola, quando il mare si ritira nel silenzio della sera, sembra ancora
di sentire un passo lento salire verso la montagna.
Non è il passo di un re.
Non è il passo di un guerriero.
È il passo di un ragazzo.
Si chiama Francesco.
Non sa ancora che un giorno attraverserà lo Stretto su un mantello,
parlerà ai sovrani, fonderà un Ordine e diventerà il Santo più amato
della Calabria.
Per ora è soltanto un bambino nato in una terra dura, bellissima,
affacciata sul Tirreno.
Un bambino nato a Paola il 27 marzo 1416.
Siamo nel Quattrocento.
E bisogna dimenticare, per un momento, la Calabria che conosciamo oggi.
Non ci sono strade asfaltate.
Non ci sono luci lungo la costa.
Non ci sono treni.
Il viaggio è lento, difficile, spesso pericoloso.
Il Regno di Napoli è attraversato da tensioni politiche, disuguaglianze
profonde, guerre dinastiche. La vita della maggior parte delle persone è
scandita dalla terra, dalle stagioni, dalla fame, dalle malattie e da
una religiosità che non è un elemento separato dall'esistenza.
È dentro la vita.
Francesco nasce da Giacomo e Vienna, tradizionalmente indicata come
originaria di Fuscaldo.
Le fonti antiche e la tradizione raccontano che i genitori avessero
atteso a lungo un figlio e che si fossero rivolti con particolare
devozione a San Francesco d'Assisi.
Quando il bambino nasce, il nome sembra già contenere una promessa:
Francesco.
Ma c'è un particolare della sua infanzia che ritorna continuamente nelle
biografie.
Il bambino si ammala a un occhio.
Per noi, oggi, un'infezione oculare può significare una visita, una
diagnosi, un farmaco.
Nel Quattrocento può significare altro.
Può significare perdere la vista.
Può significare non guarire.
Può significare morire per una complicazione che nessuno sa fermare.
I genitori pregano.
Secondo la tradizione fanno un voto: se il bambino guarirà, trascorrerà
un periodo vestendo l'abito francescano.
Francesco guarisce.
E quella promessa non viene dimenticata.
Anni dopo, ancora adolescente, viene condotto nel convento francescano
di San Marco Argentano per compiere il voto.
Ed è qui che la storia comincia a diventare sorprendente.
Perché Francesco non è ancora il vecchio dalla barba bianca che vediamo
nelle statue.
Non è il Santo con il bastone.
Non è l'uomo del mantello sul mare.
È un ragazzo.
Un adolescente.
Eppure, secondo le testimonianze tramandate, qualcosa nel suo
comportamento colpisce chi gli sta intorno.
La disciplina.
La preghiera.
L'austerità.
La disponibilità ai lavori più umili.
Ma soprattutto una domanda sembra crescere dentro di lui.
Una domanda senza parole:
è davvero questa la mia strada?
Il convento non sarà il suo punto d'arrivo.
La famiglia intraprende anche un pellegrinaggio che, secondo la
tradizione biografica, tocca importanti luoghi della spiritualità
italiana, tra cui Assisi e Roma.
Francesco vede.
Osserva.
Conosce il mondo religioso del suo tempo.
E forse proprio vedendolo comprende ciò che cerca.
Non una carriera.
Non un titolo.
Non il potere.
Non vuole diventare importante.
Vuole scomparire.
È questo il primo grande paradosso della sua vita.
L'uomo che sarà ricevuto dai re comincia cercando un luogo dove nessuno
possa trovarlo.
L'uomo che attraverserà l'Europa comincia scegliendo la solitudine.
L'uomo che parlerà ai potenti decide, da ragazzo, di vivere come
l'ultimo degli uomini.
Tornato a Paola, Francesco prende una decisione radicale.
Lascia la casa.
Lascia la vita ordinaria.
Si ritira.
Non molto lontano dal luogo in cui è nato, ma abbastanza lontano dal
rumore degli uomini.
Tra vegetazione, pietra, acqua e silenzio.
Ha poco più di tredici anni secondo alcune ricostruzioni tradizionali;
le cronologie non sono sempre uniformi nei dettagli.
Ma il dato essenziale resta.
È giovanissimo.
E qui bisogna fermarsi.
Perché noi conosciamo la fine della storia.
Sappiamo che diventerà Santo.
Sappiamo che folle immense porteranno il suo nome attraverso i secoli.
Lui no.
Lui non sa nulla di tutto questo.
È soltanto un ragazzo calabrese che entra nel silenzio.
E forse la domanda più affascinante non è perché sia diventato famoso.
La domanda è un'altra.
Che cosa cercava, Francesco, quando ancora nessuno lo cercava?
Nella prossima puntata entreremo proprio lì.
Nel luogo dove un adolescente decise di vivere da eremita.
E dove, contro ogni sua intenzione, cominciarono ad arrivare gli uomini.
Il Santuario di San Francesco di Paola è meta di pellegrinaggio dal Quattrocento. Se ti capita di passare per la Calabria, cerca il beacon Civiglio: la stessa storia ti aspetta direttamente sul tuo telefono.