Puntata 3 · Il santo che non aveva paura dei potenti
C'è un modo comodo di raccontare i santi. Basta renderli innocui. Si prende una statua, la si mette su un altare. E si dimentica che alcuni di loro, da vivi, erano uomini difficili.
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C'è un modo comodo di raccontare i santi.
Basta renderli innocui.
Si prende una statua.
La si mette su un altare.
Si accendono due candele.
E si dimentica che alcuni di loro, da vivi, erano uomini difficili.
San Francesco di Paola era amato.
Ma un uomo come lui poteva anche diventare estremamente scomodo.
Per capire perché bisogna entrare nel Mezzogiorno del Quattrocento.
Il Regno di Napoli è una terra di grandi ricchezze e profonde
disuguaglianze.
Il potere fiscale grava sulla popolazione.
Le comunità locali possono subire soprusi.
I poveri hanno pochissimi strumenti per difendersi.
E Francesco?
Francesco non possiede un esercito.
Non possiede terre immense.
Non possiede una carica politica.
Ma possiede qualcosa che i potenti comprendono benissimo.
La credibilità.
La gente si fida di lui.
E un uomo di cui il popolo si fida può diventare più pericoloso di un
uomo armato.
Le tradizioni biografiche presentano Francesco come difensore dei poveri
e degli oppressi, capace di intervenire contro abusi e ingiustizie.
Il suo rapporto con la monarchia aragonese è uno dei capitoli più
affascinanti della sua vita.
Al centro di molti racconti compare Ferrante d'Aragona, re di Napoli.
E qui incontriamo uno degli episodi simbolicamente più potenti
dell'intera agiografia francescana.
Il racconto delle monete insanguinate.
Secondo la tradizione, il sovrano avrebbe inviato a Francesco del
denaro.
Un'offerta.
Forse un gesto di favore.
Forse un tentativo di conquistare la benevolenza di quell'eremita ormai
famosissimo.
Francesco prende una moneta.
La spezza.
E dalla moneta esce sangue.
«Questo è il sangue dei poveri.»
La frase viene tramandata in forme differenti.
Ma il significato è chiarissimo.
Quel denaro, dice il racconto, non è neutrale.
Dietro la ricchezza ci sono le tasse.
Dietro le tasse ingiuste ci sono famiglie affamate.
Dietro il lusso di qualcuno può esserci il dolore di molti.
Ora, uno storico deve essere prudente.
Non possiamo trattare ogni dettaglio agiografico come un verbale
notarile.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare il racconto come una semplice
favola.
Perché le leggende raccontano anche ciò che una comunità ha riconosciuto
in un uomo.
E per secoli, in Francesco, il popolo del Sud ha riconosciuto questo:
uno che non si vende.
Uno che non china la testa.
Uno che può stare davanti a un re senza dimenticare i poveri rimasti
fuori dalla porta.
È forse questa la chiave della sua enorme popolarità.
Francesco non è percepito soltanto come colui che guarisce.
È colui che protegge.
Il Santo calabrese diventa, nell'immaginario collettivo, una specie di
argine morale.
Un uomo che ricorda ai potenti che il potere finisce.
Che la ricchezza finisce.
Che il corpo finisce.
Che nessun trono può comprare la morte.
Ed è proprio la morte di un re a cambiare per sempre il destino di
Francesco.
Ma prima di arrivare in Francia, c'è ancora un Francesco profondamente
legato alla sua terra.
Un Francesco che cammina.
Che fonda comunità.
Che incontra poveri e malati.
Un Francesco attorno al quale si moltiplicano racconti di guarigioni e
prodigi.
Alcuni sono dolcissimi.
Altri inquietanti.
Altri ancora sembrano usciti da una leggenda medievale.
Come quello di un animale amatissimo.
Un piccolo animale che la tradizione ha consegnato alla storia con un
nome.
Martinello.
Nella prossima puntata parleremo dei miracoli di Francesco.
Ma lo faremo entrando nei racconti uno per uno.
Perché dietro ogni prodigio c'è quasi sempre qualcosa di più importante
del prodigio stesso.
C'è una paura.
Una perdita.
Una fame.
Una disperazione.
C'è, in altre parole, un essere umano.
Il Santuario di San Francesco di Paola è meta di pellegrinaggio dal Quattrocento. Se ti capita di passare per la Calabria, cerca il beacon Civiglio: la stessa storia ti aspetta direttamente sul tuo telefono.