Puntata 4 · Martinello, il forno e l'acqua nella pietra
Si chiamava Martinello. Ed era un agnellino. Potrebbe sembrare un dettaglio insignificante nella vita di un uomo destinato a parlare con papi e sovrani.
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Si chiamava Martinello.
Ed era un agnellino.
Potrebbe sembrare un dettaglio insignificante nella vita di un uomo
destinato a parlare con papi e sovrani.
E invece il nome di questo piccolo animale attraversa i secoli.
La tradizione racconta che Francesco gli fosse affezionato.
Un giorno Martinello scompare.
Viene cercato.
Poi arriva la scoperta.
Alcuni operai lo avrebbero ucciso e mangiato, gettandone i resti in una
fornace.
Francesco si avvicina.
Chiama:
«Martinello.»
E dal fuoco, secondo il racconto agiografico, l'agnellino torna vivo.
È una storia impossibile?
Per la ragione moderna, certamente appartiene al territorio del prodigio
e della fede.
Ma ascoltiamola con le orecchie del tempo in cui nasce.
Un Santo capace di restituire la vita a una creatura piccola, indifesa,
senza valore economico importante.
Ancora una volta, Francesco sta dalla parte del minimo.
Perfino quando il minimo è un animale.
Ma Martinello è soltanto uno dei racconti.
Nel Santuario di Paola esistono luoghi che ancora oggi sembrano
conservare la memoria fisica dei prodigi attribuiti al Santo.
C'è l'acqua.
La celebre sorgente della Cucchiarella.
Secondo la tradizione, durante i lavori per la comunità religiosa
serviva acqua.
Francesco indica un punto.
La roccia viene toccata.
L'acqua sgorga.
Il nome «Cucchiarella» viene tradizionalmente collegato al modo in cui i
pellegrini attingevano quell'acqua, anche con piccoli recipienti o
cucchiai.
Ancora oggi migliaia di persone arrivano a Paola e bevono.
Portano bottiglie.
Riempiono contenitori.
Ripetono un gesto antico.
Poi c'è il fuoco.
Un forno.
Le narrazioni tradizionali raccontano che, durante i lavori del
convento, una fornace avesse subito problemi gravissimi.
Francesco sarebbe entrato tra le fiamme.
E ne sarebbe uscito illeso.
Fuoco.
Acqua.
Pietra.
Animali.
Mare.
È impressionante osservare quanto la memoria di Francesco sia legata
agli elementi naturali.
Come se la sua santità, nell'immaginario popolare, non vivesse soltanto
nelle chiese.
Vivesse nella materia.
E poi ci sono le guarigioni.
I malati arrivano.
Le famiglie chiedono.
Le testimonianze si moltiplicano.
La fama di taumaturgo cresce al punto da superare i confini della
Calabria.
Ma c'è un rischio, raccontando tutto questo.
Trasformare Francesco in un mago.
Sarebbe un errore.
Nella tradizione cristiana Francesco non si presenta come proprietario
di un potere.
Non vende il miracolo.
Non costruisce uno spettacolo.
Prega.
E soprattutto ripete un'idea che attraversa la sua spiritualità:
la conversione.
Cambiare vita.
Riconciliarsi.
Restituire ciò che è stato sottratto.
Abbandonare l'ingiustizia.
È questo che rende la sua figura più complessa di quella di un semplice
guaritore.
Perché il miracolo risolve un problema.
La conversione cambia una persona.
E Francesco sembra chiedere proprio questo.
Non soltanto:
«Vuoi stare meglio?»
Ma:
«Vuoi diventare diverso?»
Intanto la sua fama continua a crescere.
E cresce così tanto che attraversa il mare.
La Sicilia lo chiama.
Francesco si mette in viaggio.
Arriva sulla costa dello Stretto.
Deve passare dall'altra parte.
Ed è qui che nasce l'immagine più famosa di tutta la sua vita.
Un'immagine che ha attraversato pittura, scultura, devozione popolare.
Un vecchio frate.
Un bastone.
Un mantello.
E il mare aperto.
Nella prossima puntata racconteremo il miracolo che ha reso San
Francesco di Paola, per sempre, il Santo della gente di mare.
Il Santuario di San Francesco di Paola è meta di pellegrinaggio dal Quattrocento. Se ti capita di passare per la Calabria, cerca il beacon Civiglio: la stessa storia ti aspetta direttamente sul tuo telefono.